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日志


2月6日

Dopo un lungo silenzio

Sto seriamente valutando se sia il caso di continuare ad avere questo blog.
La voglia di comunicare i miei pensieri, le mie angoscie, paure, inquietudini (e ce ne sarebbero...) non ce l'ho più.
Mi sono preso un periodo di riflessione - da me stesso.
Sì, lo so. Le odio anch'io le persone fortemente introspettive, - come dire - empatiche(?) ma la realtà dei fatti è purtroppo, o forse per fortuna, questa!
Desiderio di un periodo di riflessione e pausa insieme; di pausa come attesa di una svolta, che sia - spero - decisiva.
Anche se io non credo molto a queste forme di distacco, perchè di solito realizzano un'ulteriore, insanabile rottura.
Ma in fondo potrebbe essere la cosa migliore. 
3月22日

Quello che voglio

forse l'affetto ed il calore, quello che voglio,
quello che voglio, e quello che non vorrei da te.
quello che voglio, ma non rinuncerei a te.
E non c'e' niente da capire, in quello che voglio
e non c'e' niente da buttare, in quello che voglio
il Paradiso insieme a te oppure all'Inferno qui con me.
3月1日

Il giardino dei ciliegi

Come sottofondo di questa mattina un noto soffuso motivo che mi accompagna a venir fuori dalle coltri e nell'urna molle  e segreta provo una stretta al cuore, una nuova inquietudine, scopro di amarti solo io.
Ma poi la musica cambia, entrano gli archi, tutto si rianima e io torno a sperare. Un nuovo cammino si apre davanti a me; ho deciso che sarà quello e non si tornerà indietro; superando ostacoli, scalando montagne, cercando di arrivare, vorrei dire lì dove volano le aquile, ma poi mi vedo e mi sento il protagonista de I nove giorni del Condor, quindi mi limiterò a dire che, sì, so già dove vorrei essere, sento già il calore della vita che vorrei mi attendesse, in un caldo tramonto d'autunno, magari con lo sguardo rivolte altre la finestra, col cuore oltre l'ostacolo. Perchè non posso costruirmi la felicità che sogno? E poi mi dico che ne avrei ogni diritto. Me la sono guadagnata ogni volta che ho scelto di tacere.
E comunque sarei disposto a sborzare qualsiasi cifra...
  
 
11月30日

Raccogliamo il fieno maggengo

Mi sento come Sandra Milo.
Sicuramente questo getterà un'ombra di ilarità su quanto sto scrivendo, ma è così.
C'è chi si starà chiedendo Essì, tra tanti paragoni che poteva fare ha scelto proprio la signora Milo.
Ma devo confessarvi che l'assimilazione a questa figura non deriva, come molti di voi potranno pensare, dalla volgarità prorompente della su citata attriceshowgirleroinachebucailpiccoloschermo, nè tantomeno dai ricci perfetti che mi si sono formati in punta sul mio frontone.
La somiglianza che ci lega è radicata in qualcosa di più profondo, di intimamente segreto, di raramente sperimentato, è la disperazione che colse la povera malcapitata al momento del famigerato scherzo ordito ai suoi danni, in cui le veniva raccontato del rapimentoincidentenonsopiùchesciagurafosse capitata all'ignaro figlio Ciro.
Povera Sandra, mi verrebbe da dire.
E povero me, che son caduto nel baratro dell'acidità di Lactacid Intimo, anzicchè cadere tra le braccia della disarmante dolcezza dell'Intimo Chilly.
10月15日

Alea iacta est

e nessuno potrà farci nulla...
10月8日

Signora Felicita

I.

Signorina Felicita, a quest'ora
scende la sera nel giardino antico
della tua casa. Nel mio cuore amico
scende il ricordo. E ti rivedo ancora,
e Ivrea rivedo e la cerulea Dora
e quel dolce paese che non dico.

Signorina Felicita, è il tuo giorno!
A quest'ora che fai? Tosti il caffè:
e il buon aroma si diffonde intorno?
O cuci i lini e canti e pensi a me,
all'avvocato che non fa ritorno?
E l'avvocato è qui: che pensa a te.

Pensa i bei giorni d'un autunno addietro,
Vill'Amarena a sommo dell'ascesa
coi suoi ciliegi e con la sua Marchesa
dannata, e l'orto dal profumo tetro
di busso e i cocci innumeri di vetro
sulla cinta vetusta, alla difesa...

Vill'Amarena! Dolce la tua casa
in quella grande pace settembrina!
La tua casa che veste una cortina
di granoturco fino alla cimasa:
come una dama secentista, invasa
dal Tempo, che vestì da contadina.

Bell'edificio triste inabitato!
Grate panciute, logore, contorte!
Silenzio! Fuga dalle stanze morte!
Odore d'ombra! Odore di passato!
Odore d'abbandono desolato!
Fiabe defunte delle sovrapporte!

Ercole furibondo ed il Centauro,
le gesta dell'eroe navigatore,
Fetonte e il Po, lo sventurato amore
d'Arianna, Minosse, il Minotauro,
Dafne rincorsa, trasmutata in lauro
tra le braccia del Nume ghermitore...

Penso l'arredo - che malinconia! -
penso l'arredo squallido e severo,
antico e nuovo: la pirografia
sui divani corinzi dell'Impero,
la cartolina della Bella Otero
alle specchiere... Che malinconia!

Antica suppellettile forbita!
Armadi immensi pieni di lenzuola
che tu rammendi paziente... Avita
semplicità che l'anima consola,
semplicità dove tu vivi sola
con tuo padre la tua semplice vita!

II.

Quel tuo buon padre - in fama d'usuraio -
quasi bifolco, m'accoglieva senza
inquietarsi della mia frequenza,
mi parlava dell'uve e del massaio,
mi confidava certo antico guaio
notarile, con somma deferenza.

"Senta, avvocato..." E mi traeva inqueto
nel salone, talvolta, con un atto
che leggeva lentissimo, in segreto.
Io l'ascoltavo docile, distratto
da quell'odor d'inchiostro putrefatto,
da quel disegno strano del tappeto,

da quel salone buio e troppo vasto...
"...la Marchesa fuggì... Le spese cieche..."
da quel parato a ghirlandette, a greche...
"dell'ottocento e dieci, ma il catasto..."
da quel tic-tac dell'orologio guasto...
"...l'ipotecario è morto, e l'ipoteche..."

Capiva poi che non capivo niente
e sbigottiva: "Ma l'ipotecario
è morto, è morto!!...". - "E se l'ipotecario
è morto, allora..." Fortunatamente
tu comparivi tutta sorridente:
"Ecco il nostro malato immaginario!".
III.

Sei quasi brutta, priva di lusinga
nelle tue vesti quasi campagnole,
ma la tua faccia buona e casalinga,
ma i bei capelli di color di sole,
attorti in minutissime trecciuole,
ti fanno un tipo di beltà fiamminga...

E rivedo la tua bocca vermiglia
così larga nel ridere e nel bere,
e il volto quadro, senza sopracciglia,
tutto sparso d'efelidi leggiere
e gli occhi fermi, l'iridi sincere
azzurre d'un azzurro di stoviglia...

Tu m'hai amato. Nei begli occhi fermi
rideva una blandizie femminina.
Tu civettavi con sottili schermi,
tu volevi piacermi, Signorina:
e più d'ogni conquista cittadina
mi lusingò quel tuo voler piacermi!

Ogni giorno salivo alla tua volta
pel soleggiato ripido sentiero.
Il farmacista non pensò davvero
un'amicizia così bene accolta,
quando ti presentò la prima volta
l'ignoto villeggiante forestiero.

Talora - già la mensa era imbandita -
mi trattenevi a cena. Era una cena
d'altri tempi, col gatto e la falena
e la stoviglia semplice e fiorita
e il commento dei cibi e Maddalena
decrepita, e la siesta e la partita...

Per la partita, verso ventun'ore
giungeva tutto l'inclito collegio
politico locale: il molto Regio
Notaio, il signor Sindaco, il Dottore;
ma - poiché trasognato giocatore -
quei signori m'avevano in dispregio...


M'era più dolce starmene in cucina
tra le stoviglie a vividi colori:
tu tacevi, tacevo, Signorina:
godevo quel silenzio e quegli odori
tanto tanto per me consolatori,
di basilico d'aglio di cedrina...

Maddalena con sordo brontolio
disponeva gli arredi ben detersi,
rigovernava lentamente ed io,
già smarrito nei sogni più diversi,
accordavo le sillabe dei versi
sul ritmo eguale dell'acciottolio.

Sotto l'immensa cappa del camino
(in me rivive l'anima d'un cuoco
forse...) godevo il sibilo del fuoco;
la canzone d'un grillo canterino
mi diceva parole, a poco a poco,
e vedevo Pinocchio e il mio destino...

Vedevo questa vita che m'avanza:
chiudevo gli occhi nei presagi grevi;
aprivo gli occhi: tu mi sorridevi,
ed ecco rifioriva la speranza!
Giungevano le risa, i motti brevi
dei giocatori, da quell'altra stanza.


IV.

Bellezza riposata dei solai
dove il rifiuto secolare dorme!
In quella tomba, tra le vane forme
di ciò ch'è stato e non sarà più mai,
bianca bella così che sussultai,
la Dama apparve nella tela enorme:

"é quella che lascò, per infortuni,
la casa al nonno di mio nonno... E noi
la confinammo nel solaio, poi
che porta pena... L'han veduta alcuni
lasciare il quadro; in certi noviluni
s'ode il suo passo lungo i corridoi...".

Il nostro passo diffondeva l'eco
tra quei rottami del passato vano,
e la Marchesa dal profilo greco,
altocinta, l'un piede ignudo in mano,
si riposava all'ombra d'uno speco
arcade, sotto un bel cielo pagano.

Intorno a quella che rideva illusa
nel ricco peplo, e che morì di fame,
v'era una stirpe logora e confusa:
topaie, materassi, vasellame,
lucerne, ceste, mobili: ciarpame
reietto, così caro alla mia Musa!

Tra i materassi logori e le ceste
v'erano stampe di persone egregie;
incoronato dalle frondi regie
v'era Torquato nei giardini d'Este.
"Avvocato, perché su quelle teste
buffe si vede un ramo di ciliege?"

Io risi, tanto che fermammo il passo,
e ridendo pensai questo pensiero:
Oimè! La Gloria! un corridoio basso,
tre ceste, un canterano dell'Impero,
la brutta effigie incorniciata in nero
e sotto il nome di Torquato Tasso!

Allora, quasi a voce che richiama,
esplorai la pianura autunnale
dall'abbaino secentista, ovale,
a telaietti fitti, ove la trama
del vetro deformava il panorama
come un antico smalto innaturale.

Non vero (e bello) come in uno smalto
a zone quadre, apparve il Canavese:
Ivrea turrita, i colli di Montalto,
la Serra dritta, gli alberi, le chiese;
e il mio sogno di pace si protese
da quel rifugio luminoso ed alto.

Ecco - pensavo - questa è l'Amarena,
ma laggiù, oltre i colli dilettosi,
c'è il Mondo: quella cosa tutta piena
di lotte e di commerci turbinosi,
la cosa tutta piena di quei "cosi
con due gambe" che fanno tanta pena...

L'Eguagliatrice numera le fosse,
ma quelli vanno, spinti da chimere
vane, divisi e suddivisi a schiere
opposte, intesi all'odio e alle percosse:
così come ci son formiche rosse,
così come ci son formiche nere...

Schierati al sole o all'ombra della Croce,
tutti travolge il turbine dell'oro;
o Musa - oimè! - che pu˜ giovare loro
il ritmo della mia piccola voce?
Meglio fuggire dalla guerra atroce
del piacere, dell'oro, dell'alloro...

L'alloro... Oh! Bimbo semplice che fui,
dal cuore in mano e dalla fronte alta!
Oggi l'alloro è premio di colui
che tra clangor di buccine s'esalta,
che sale cerretano alla ribalta
per far di sé favoleggiar altrui...

"Avvocato, non parla: che cos'ha?"
"Oh! Signorina! Penso ai casi miei,
a piccole miserie, alla città...
Sarebbe dolce restar qui, con Lei!..."
"Qui, nel solaio?..." - "Per l'eternità!"
"Per sempre? Accetterebbe?..." - "Accetterei!"

Tacqui. Scorgevo un atropo soletto
e prigioniero. Stavasi in riposo
alla parete: il segno spaventoso
chiuso tra l'ali ripiegate a tetto.
Come lo vellicai sul corsaletto
si librò con un ronzo lamentoso.

"Che ronzo triste!" - "é la Marchesa in pianto...
La Dannata sarà che porta pena..."
Nulla s'udiva che la sfinge in pena
e dalle vigne, ad ora ad ora, un canto:
O mio carino tu mi piaci tanto,
siccome piace al mar una sirena...

Un richiamo s'alzò, querulo e roco:
"é Maddalena inqueta che si tardi:
scendiamo; è l'ora della cena!". - "Guardi,
guardi il tramonto, là... Com'è di fuoco!...
Restiamo ancora un poco!" - "Andiamo, è tardi!"
"Signorina, restiamo ancora un poco!..."

Le fronti al vetro, chini sulla piana,
seguimmo i neri pippistrelli, a frotte;
giunse col vento un ritmo di campana,
disparve il sole fra le nubi rotte;
a poco a poco s'annunciò la notte
sulla serenità canavesana...

"Una stella!..." - "Tre stelle!..." - "Quattro stelle!..."
"Cinque stelle!" - "Non sembra di sognare?..."
Ma ti levasti su quasi ribelle
alla perplessitˆ crepuscolare:
"Scendiamo! é tardi: possono pensare
che noi si faccia cose poco belle..."




V.

Ozi beati a mezzo la giornata,
nel parco dei marchesi, ove la traccia
restava appena dell'età passata!
Le Stagioni camuse e senza braccia,
fra mucchi di letame e di vinaccia,
dominavano i porri e l'insalata.

L'insalata, i legumi produttivi
deridevano il busso delle aiole;
volavano le pieridi nel sole
e le cetonie e i bombi fuggitivi...
Io ti parlavo, piano, e tu cucivi
innebriata dalle mie parole.

"Tutto mi spiace che mi piacque innanzi!
Ah! Rimanere qui, sempre, al suo fianco,
terminare la vita che m'avanzi
tra questo verde e questo lino bianco!
Se Lei sapesse come sono stanco
delle donne rifatte sui romanzi!

Vennero donne con proteso il cuore:
ognuna dileguò, senza vestigio.
Lei sola, forse, il freddo sognatore
educherebbe al tenero prodigio:
mai non comparve sul mio cielo grigio
quell'aurora che dicono: l'Amore..."

Tu mi fissavi... Nei begli occhi fissi
leggevo uno sgomento indefinito;
le mani ti cercai, sopra il cucito,
e te le strinsi lungamente, e dissi:
"Mia cara Signorina, se guarissi
ancora, mi vorrebbe per marito?".

"Perché mi fa tali discorsi vani?
Sposare, Lei, me brutta e poveretta!..."
E ti piegasti sulla tua panchetta
facendo al viso coppa delle mani,
simulando singhiozzi acuti e strani
per celia, come fa la scolaretta.

Ma, nel chinarmi su di te, m'accorsi
che sussultavi come chi singhiozza
veramente, né sa più ricomporsi:
mi parve udire la tua voce mozza
da gli ultimi singulti nella strozza:
"Non mi ten...ga mai più... tali dis...corsi!"

"Piange?" E tentai di sollevarti il viso
inutilmente. Poi, colto un fuscello,
ti vellicai l'orecchio, il collo snello...
Già tutta luminosa nel sorriso
ti sollevasti vinta d'improvviso,
trillando un trillo gaio di fringuello.

Donna: mistero senza fine bello!

VI.

Tu m'hai amato. Nei begli occhi fermi
luceva una blandizie femminina;
tu civettavi con sottili schermi,
tu volevi piacermi, Signorina;
e più d'ogni conquista cittadina
mi lusingò quel tuo voler piacermi!

Unire la mia sorte alla tua sorte
per sempre, nella casa centenaria!
Ah! Con te, forse, piccola consorte
vivace, trasparente come l'aria,
rinnegherei la fede letteraria
che fa la vita simile alla morte...

Oh! questa vita sterile, di sogno!
Meglio la vita ruvida concreta
del buon mercante inteso alla moneta,
meglio andare sferzati dal bisogno,
ma vivere di vita! Io mi vergogno,
sì, mi vergogno d'essere un poeta!

Tu non fai versi. Tagli le camicie
per tuo padre. Hai fatta la seconda
classe, t'han detto che la Terra è tonda,
ma tu non credi... E non mediti Nietzsche...
Mi piaci. Mi faresti più felice
d'un'intellettuale gemebonda...

Tu ignori questo male che s'apprende
in noi. Tu vivi i tuoi giorni modesti,
tutta beata nelle tue faccende.
Mi piace. Penso che leggendo questi
miei versi tuoi, non mi comprenderesti,
ed a me piace chi non mi comprende.

Ed io non voglio più essere io!
Non più l'esteta gelido, il sofista,
ma vivere nel tuo borgo natio,
ma vivere alla piccola conquista
mercanteggiando placido, in oblio
come tuo padre, come il farmacista...

Ed io non voglio più essere io!

VII.

Il farmacista nella farmacia
m'elogiava un farmaco sagace:
"Vedrà che dorme le sue notti in pace:
un sonnifero d'oro, in fede mia!"
Narrava, intanto, certa gelosia
con non so che loquacitˆ mordace.

"Ma c'è il notaio pazzo di quell'oca!
Ah! quel notaio, creda: un capo ameno!
La Signorina è brutta, senza seno,
volgaruccia, Lei sa, come una cuoca...
E la dote... la dote è poca, poca:
diecimila, chi sa, forse nemmeno..."

"Ma dunque?" - "C'è il notaio furibondo
con Lei, con me che volli presentarla
a Lei; non mi saluta, non mi parla..."
"é geloso?" - "Geloso! Un finimondo!..."
"Pettegolezzi!..." - "Ma non Le nascondo
che temo, temo qualche brutta ciarla..."

"Non tema! Parto." - "Parte? E va lontana?"
"Molto lontano... Vede, cade a mezzo
ogni motivo di pettegolezzo..."
"Davvero parte? Quando?" - "In settimana..."
Ed uscii dall'odor d'ipecacuana
nel plenilunio settembrino, al rezzo.

Andai vagando nel silenzio amico,
triste perduto come un mendicante.
Mezzanotte scoccò, lenta, rombante
su quel dolce paese che non dico.
La Luna sopra il campanile antico
pareva "un punto sopra un I gigante".

In molti mesti e pochi sogni lieti,
solo pellegrinai col mio rimpianto
fra le siepi, le vigne, i castagneti
quasi d'argento fatti nell'incanto;
e al cancello sostai del camposanto
come s'usa nei libri dei poeti.

Voi che posate già sull'altra riva,
immuni dalla gioia, dallo strazio,
parlate, o morti, al pellegrino sazio!
Giova guarire? Giova che si viva?
O meglio giova l'Ospite furtiva
che ci affranca dal Tempo e dallo Spazio?

A lungo meditai, senza ritrarre
la tempia dalle sbarre. Quasi a scherno
s'udiva il grido delle strigi alterno...
La Luna, prigioniera fra le sbarre,
imitava con sue luci bizzarre
gli amanti che si baciano in eterno.

Bacio lunare, fra le nubi chiare
come di moda settant'anni fa!
Ecco la Morte e la Felicità!
L'una m'incalza quando l'altra appare;
quella m'esilia in terra d'oltremare,
questa promette il bene che sarà...


VIII.

Nel mestissimo giorno degli addii
mi piacque rivedere la tua villa.
La morte dell'estate era tranquilla
in quel mattino chiaro che salii
tra i vigneti già spogli, tra i pendii
già trapunti da bei colchici lilla.

Forse vedendo il bel fiore malvagio
che i fiori uccide e semina le brume,
le rondini addestravano le piume
al primo volo, timido, randagio;
e a me randagio parve buon presagio
accompagnarmi loro nel costume.

"Viaggio con le rondini stamane..."
"Dove andrà?" - "Dove andrò? Non so... Viaggio,
viaggio per fuggire altro viaggio...
Oltre Marocco, ad isolette strane,
ricche in essenze, in datteri, in banane,
perdute nell'Atlantico selvaggio...

Signorina, s'io torni d'oltremare,
non sarà d'altri già? Sono sicuro
di ritrovarla ancora? Questo puro
amore nostro salirà l'altare?"
E vidi la tua bocca sillabare
a poco a poco le sillabe: giuro.

Giurasti e disegnasti una ghirlanda
sul muro, di viole e di saette,
coi nomi e con la data memoranda:
trenta settembre novecentosette...
Io non sorrisi. L'animo godette
quel romantico gesto d'educanda.

Le rondini garrivano assordanti,
garrivano garrivano parole
d'addio, guizzando ratte come spole,
incitando le piccole migranti...
Tu seguivi gli stormi lontananti
ad uno ad uno per le vie del sole...

"Un altro stormo s'alza!..." - "Ecco s'avvia!"
"Sono partite..." - "E non le salutò!..."
"Lei devo salutare, quelle no:
quelle terranno la mia stessa via:
in un palmeto della Barberia
tra pochi giorni le ritroverò..."

Giunse il distacco, amaro senza fine,
e fu il distacco d'altri tempi, quando
le amate in bande lisce e in crinoline,
protese da un giardino venerando,
singhiozzavano forte, salutando
diligenze che andavano al confine...

M'apparisti così come in un cantico
del Prati, lacrimante l'abbandono
per l'isole perdute nell'Atlantico;
ed io fui l'uomo d'altri tempi, un buono
sentimentale giovine romantico...

Quello che fingo d'essere e non sono!

10月4日

Vorrei essere molto minimal...

Se la vita è un pantano...
 
Se il mio bagno è solo un grande acquitrino...
se la mia camera è solo una grande necropoli...
se la mia vita è solo un gran casino...
se i miei capelli sono nè ricci nè lisci...
se la prima impressione è sempre sbagliata...
se l'impressione che susciti è spesso fuorviante...
se invece di tante macchinazioni fossi andato dalla manicure...
se tu hai un'alta considerazione di te...ma gli altri ne hanno una bassa...
se il tuo stile non assomiglia a quello di Maria Scicolone...
se appari una casalinga disperata, piuttosto che uno studente stremato...
se alle 02.00 del mattino realizzi che hai bisogno di un nuovo paio di occhiali da sole...
se la coppia di tappeti rotondi che hai in camera ricorda il logo di MasterCard...
se adoperi uno scollo rotondo che si adatta alla morbidezza della terza età...
  
9月23日

Torno a scrivere...

Dopo la Ventura e i suoi naufraghi, Maria e i suoi tronisti, la D'Urso e i suoi circensi, la Parietti e i suoi cowboy, torna il sottoscritto con le sue rubriche, più pungenti, caustiche e ricercate, sperando di portare a tutti voi quella ventata di freschezza che solo l'intimo Chilly vi può dare.
Che dire...se la mia vita fosse un reality, in questo momento, sarebbe Catacombe e io sarei nella necropoli, considerando il fatto che la mia camera è immersa nelle tenebre più nere a partire dall'alba (del giorno prima...).
Molti saranno senz'altro curiosi di sapere come ho trascorso queste vacanze, quali posti es/rotici io abbia visitato e a quali celebrità io mi sia accompagnato...
Di tutto questo probabilmente parlerò in seguito ma, come ho potuto constatare consultando i vari tabloid, è trapelata la notizia della mia partecipazione alle esequie di Oriana Fallaci, mia carissima amica e confidente, cui vorrei rendere omaggio: donna di chiara fama e di eccezionale carisma.
Un pensiero va anche alla mia amica Rania di Giordania, che ha da pochissimo ufficializzato la decisione di separarsi dal suo consorte; decisione difficile che ha prostrato la regina, la quale ha trovato in me, durante tutti questi mesi, sostegno e conforto.
Cos'altro aggiungere?! Nei giorni a venire scoprirete tutte le novità che interesseranno il mio blog, ma sopratttutto voi con una sezione tutta interattiva.
A presto
6月9日

Michelangelo o della pittura...

Vista la mia grande voglia di mettermi a studiare oggi ho deciso di affrescare la mia camera come la Cappella degli Scrovegni...io dunque, novello Giotto, che del grande maestro possiedo solo i colori, mi accingo ad iniziare la mia opera...L'obiettivo di questa prima giornata di lavoro consisterà nella rimozione delle carogne di zanzare aggettanti e nella copertura degli immondi segni da loro lasciati con del bianchetto appena acquistato!!Il problema non è tanto delle strisce di sangue che sono state espulse dai loro corpicini una volta spiattellate sul muro, ma il rifiuto organico che è duro a morire sotto le spennellate (ci tengo a sottolineare la doppia "n") del sottoscritto...
Chi la dura la vince...tanto oramai tra Baygon e bianchetto, dalla Normale uscirò in orizzontale e non certo per piacere...
 
6月8日

della disperazione

Cari amici e seguaci delle mie (dis)avventure devo avvisarvi che in questi giorni vi scrivo in differita visto che il mio computer è in assistenza; a ciò è dovuto il colore viola, segno di penitenza!...Vi aggiornerò delle mie disperazioni varie ed eventuali...
Perchè io, so verace...annamo a magnà e' fettuccine...
5月26日

Gesù, Giuseppe e Maria dono a voi l'anima mia...

L'ascolto dell'Ave Maria di Schubert cantata da Maria Callas mi induce a questi esordi devozionali...
In realtà il motivo per cui scrivo oggi è per esprimere al mondo la mia più completa soddisfazione per aver fatto (anche se nn so ancora se superato) il temuto esame di logica.
Anche se devo ben specificare due cose: non è stato affatto frutto della farina del mio sacco (ma del sacco altrui) e se devessi averlo superato dovrò ringraziare la mia amica Emanuela e il mio amico Giovanni. E sì perchè il 50% lo scopiazzato amenamente dai miei appunti e il restante 50% tra Giovanni ed Emanuela...Speriamo in bene e invochiamo, senza alcuna blasfemia (ammesso che si possa usare questo termine), la protezione di "Gesù, che ci ami sempre di più!".
5月19日

Esame di Logica due, il ritorno

Niente...non ci sono riuscito...diciamo che invece di investire il finito per l'infinito...ho investito il finito per il finito...ossia ho cazzeggiato amenamente per le vie del centro...

Esame di Logica

Riusciranno i nostri eroi...(non a farsi Franca come tutti si aspetterebbero...)...a studiare per l'esame di Logica??Scommessona alla Pascal...diciamo che investo il pomeriggio (finito) per un 27 (dovrebbe essere questo l'infinito pascaliano?)...Io ci provo...vado...